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Il futuro di Google Glass: Technogym e il social clouding

In occasione del Consumer Electronics Show di Las Vegas, Technogym – azienda italiana e leader di mercato nella fornitura di prodotti e soluzioni per il fitness e il Wellness − ha presentato il primo tapis roulant direttamente controllato dai Google Glass. Grazie a questo sistema, gli utenti potranno interagire con la macchina semplicemente attraverso comandi vocali o comunicare con il proprio personal trainer via web cam. Inoltre, attraverso la tecnologia UNITY – nuova consolle Android di Technogym – potranno inviare tutti i dati relativi alle loro performance direttamente in una piattaforma di cloud computing – chiamata mywellness cloud – per interagire con la propria rete di contatti, nonché utilizzare applicazioni software come Withings, RunKeeper o MapMyFitness per tenere traccia dei loro progressi nel tempo e monitorare le proprie prestazioni. In tal modo, l’allenamento diventerà una vera e propria esperienza di social clouding in cui interfacce umane e sistemi tecnologici contribuiranno a gestire e migliorare le nostre performance sportive.

Sembrano passati anni, ma in realtà era appena l’Aprile 2012, quando iniziarono a circolare i primi prototipi di occhiali cibernetici progettati da Google e molti esprimevano il loro scetticismo verso una iniziativa che appariva troppo ambiziosa. A poche decine di mesi di distanza, i Google Glass sono diventati l’innovazione tecnologica del momento, come dimostrano le innumerevoli collaborazioni che la società di Mountain View sta intrecciando per alimentare il proprio business. E una delle più proficue sembra essere proprio quella con il settore dello sport, non casualmente uno tra settori tradizionalmente all’avanguardia nel campo dell’implementazione tecnologica dell’esperienza umana.

L’idea di uno schermo head-up indossabile che consente di monitorare lo spazio esterno e il proprio corpo attraverso una esperienza di realtà aumentata non è una novità. Già nel 1995, un ispirato Nicholas Negroponte affermava: “invece di tenere in computer in mano, indossalo”. Un monito che, circa quindici anni prima dell’avvento di Google Glass, era stato ampiamente accolto dalle ricerche pionieristiche effettuate Steve Mann. Nel 1999, il ricercatore dell’MIT di Boston progettava il modello EyeTap, un paio di occhiali digitali che consentivano di registrare la realtà che osserviamo attraverso i nostri occhi, così da poterla richiamare alla nostra memoria, come di sovrapporre in tempo reale dati elaborati dal computer che offrivano informazioni utili sull’ambiente che stiamo osservando.

Eppure, al di là degli esperimenti futuribili di Mann, solo recentemente si sta prospettando la possibilità di diffondere questo tipo di tecnologie nell’ampio perimetro delle pratiche quotidiane del consumo tecnologico. Perché?

Come sostiene Reuven Cohen, il motivo principale è da imputare alla diffusione degli smartphone. Il fatto che oramai ognuno di noi considera il cellulare alla stregua di un vero e proprio arto fantasma ha avuto come conseguenza non solo il notevole abbassamento dei costi necessari alla produzione di tlo-sguardo-tecnologicoecnologie miniaturizzate su larga scala, ma ci ha reso sempre più abituati all’idea di vivere in un mondo costantemente connesso, dove è possibile avere tutte le informazioni che vogliamo in tempo reale. Gli smartphone hanno cambiato il modo in cui esperiamo il mondo che ci circonda e posto le basi per un nuovo livello di interazione tra uomo e tecnologia.

Secondo queste riflessioni, Google Glass condurrà la strada già spianata dagli smartphone alle sue più estreme conseguenze: la totale diluizione della mediazione tecnologica nel flusso della vita sociale quotidiana dei propri utenti. Con Google Glass − afferma Thad Starner, il padre del concetto di realtà aumentata − sarà possibile continuare una conversazione faccia a faccia e consultare il web allo stesso tempo, senza che questo gesto venga considerato una deviazione dell’attenzione necessaria a sostenere una interazione in tempo reale.

Scattare una foto, controllare il prossimo appuntamento in agenda, consultare le prime righe di una email per capirne l’importanza, fare una rapida ricerca su Internet, con Google Glass, diventeranno gesti quasi automatici. La riduzione del rapporto tra l’intenzione di compiere un’azione e il tempo necessario ad effettuarla renderà il nostro rapporto con la tecnologia così socialmente trasparente che la distinzione tra esperienza immediata e mediata non avrà più ragione di essere.

Che sia un fenomeno reale o un mero artificio retorico, il multitasking implementato dalle forme di comunicazione mobile raggiungerà così un ulteriore traguardo: potremmo interagire con il mondo virtuale senza avere più neppure la sensazione di sentirci distratti rispetto alla vita reale.

Accanto a questo, vi è un altro motivo che spiega il possibile successo di Google Glass nel mercato del consumo tecnologico: l’avvento delle tecnologie cloud.

Probabilmente, gli occhiali cibernetici costituiranno il più efficace device tecnologico in grado di interagire con la mole di informazione offerta dagli attuali sistemi di cloud computing. Lo conferma una ricerca condotta in collaborazione con il “Centre for Creative and Social Technology” (CAST). I soggetti intervistati hanno indicato come il principale vantaggio nell’uso degli occhiali cibernetici sia racchiuso nella possibilità di accedere automaticamente ai dati presenti nella nuvola, ovunque e in qualsiasi momento, per acquisire informazioni, migliorare abilità, monitorare la salute, gestire il benessere, nonché intensificare la propria vita sentimentale.

In tal modo, grazie a tecnologie indossabili come Google Glass – che rendono la mediazione tecnologica totalmente trasparente – la nostra vita quotidiana andrà ad alimentare, in modo sempre più naturale e scontato, quella gigantesca nuvola umana capace di interagire in tempo reale con la rete di dispositivi intelligenti che chiamiamo internet delle cose. Vivremo sempre più esperienze di socializzazione in cui avremo la possibilità di gestire in maniera indistinta dati provenienti da essere umani e sistemi intelligenti.

Al di là dei rischi – soprattutto in termini di tutela della privacy e gestione dei datlo-sguardo-tecnologicoi personali − le tecnologie indossabili ci offriranno la possibilità di definire nuove modalità di controllo rispetto all’ambiente che ci circonda o rispetto al nostro stesso organismo, integrando sistemi di social clouding e device intelligenti capaci di dialogare direttamente con i nostri occhiali.

 

Il recente caso della collaborazione tra Google Glass e sistemi cloud, portato avanti dalla famosa azienda italiana Technogym, diventa così la prima testimonianza, destinata al mercato del consumo, di una modalità di interfacciamento tecnologico che rende il rapporto tra corpo, macchina, reale e virtuale, sempre più intimamente coinvolgente.